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“Cherry-merlot winesicles”, ovvero… ghiaccioli di ciliegie e Primolupo

In Blog, Enogastronomia, Vini on 15 agosto 2014 at 12:24 pm

WinesicleL’estate è il periodo in cui i ritmi rallentati e le giornate meno frenetiche mi permettono di andare a girovagare su altri blog di cucina, curiosare tra magnifiche foto e ricette interessanti dalle quali trarre suggerimenti.
Danimarca e Svezia sono per me una continua fonte di ispirazione per le fotografie bellissime, semplici, fatte di pochi oggetti ben disposti su sfondi dai toni pacati e morbidi e dai colori rarefatti ed evanescenti.
Le ricette sono sempre invitanti e “casually chic”, un po’ come i ghiaccioli di cui scriverò oggi.
Curiosando per la rete oggi mi sono imbattuta nel blog di Jennifer, una “foodess kitchen” di Vancouver. Il suo blog foodess.com è delizioso, le fotografie magnifiche e le idee originali.
Da qui ho preso in prestito (e ringrazio per la collaborazione) la ricetta dei ghiaccioli alle ciliegie e merlot, perché leggendola, il collegamento con il nostro Primolupo è stato immediato.
Quando trovo qualche ricetta carina in cui poter utilizzare i nostri vini, colgo sempre l’occasione per riproporla perché sono altri modi di proporre il vino e portare allegria in tavola.
Ecco gli ingredienti per i ghiaccioli:
350 gr di merlot
350 gr di ciliegie snocciolate
170 gr di sciroppo di acqua e zucchero
Mettere tutti gli ingredienti nel frullatore e far andare finché il composto diventa liscio e vellutato (in realtà a me piace lasciare i pezzettini di ciliegie), versarlo negli stampi per ghiaccioli e lasciar raffreddare in freezer per almeno 6 ore. Al momento di servirli passare velocemente lo stampo sotto l’acqua calda in modo che i ghiaccioli si stacchino. Servire subito.
A causa del contenuto alcolico, i “winesicles” non ghiacceranno perfettamente e tenderanno a sciogliersi più velocemente dei ghiaccioli “normali”.
A presto per altre ricette con i nostri vini!
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Il prossimo vino di Cantine Lupo: il Cesanese

In Blog, Formazione, Territorio, vendemmia, Vini, Vite on 13 luglio 2014 at 12:42 pm

Noi di Cantine Lupo non ci fermiamo mai.
Chi segue la nostra cantina sa che prima o poi qualcosa di nuovo spunterà fuori…
D’altronde, abbiamo il “kefi”… il desiderio, il fuoco, la spinta e la voglia di creare e godere di queste creazioni. Al nostro enologo piace sperimentare, sfidare il terreno e il clima e in effetti i risultati sono sempre soddisfacenti.
La novità è il Cesanese. Un ettaro di terreno dedicato a questo vitigno che speriamo dia i risultati raggiunti finora.
Cesanese di affileIl cesanese è un vitigno a bacca nera, dal quale si ricava un vino dal colore rosso rubino più o meno intenso, con riflessi violacei. Al naso è fruttato, il sapore caratteristico è secco e discretamente tannico.
Le origini del vitigno sono incerte. Il nome deriva sicuramente da Cesano, una località non molto distante da Roma. Viene descritto come un vitigno coltivato nella zona dei Castelli Romani e viene chiamato anche Bonvino nero, Nero ferrigno e Sanguinella.
Esistono due tipologie di vitigno Cesanese, entrambe coltivate nel Lazio e nella zona dei Castelli Romani appunto, il Cesanese d’Affile e quello comune. Il Cesanese comune ha foglia e acini più grandi e nero-bluastri. I vini che si ottengono dal vitigno Cesanese comune sono in genere meno complessi e longevi di quello ottenuti dal Cesanese di Affile.
Il “Cesanese di Affile” è ottenuto da un vitigno autoctono originario di questo piccolo territorio di montagna, conosciuto fin dai tempi della Roma Antica, quando i coloni romani, sedotti dall’ottimo clima, si dedicarono ad un’intensa opera di disboscamento per fare spazio a splendidi vigneti, (cesae: luoghi dagli alberi tagliati).
Un vino che deliziò il palato di Papi e Imperatori e al quale furono riconosciute qualità medicamentose e addirittura soprannaturali; un prodotto della terra, che accompagnò il lento ritmo del lavoro nei campi, fornendo ispirazione a poeti e letterati. Segni tangibili di un legame antico, quasi eterno, testimoniato persino dallo stemma araldico del paese: una tralcio di vite dai grappoli neri con un aspide attorcigliato sul tronco.affile
Il popolo di Affile lo curò gelosamente tanto che negli Statuti Municipali furono stabilite “pene severissime a chiunque avesse avuto l’ardire di recare danno alle vigne”.
A Cantine Lupo abbiamo impiantato il Cesanese di Affile, proveniente dai vivai Guillaume, un’impresa familiare dedita alla produzione e commercializzazione di vitigni dal 1895, situata a Charcenne, villaggio nel nord-est della Francia, precisamente nella regione della Franche-Comté.
In attesa della nuova produzione, stiamo già pensando al nuovo nome, evocativo come sempre del legame tra la nostra terra e il prodotto che dovrà rappresentarla.
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Dioniso, ovvero la gioiosa follia

In Blog, Libri, vendemmia on 5 maggio 2014 at 11:25 am

dioniso3In questi giorni tengo a portata di mano un libro su Dioniso preso tempo fa in cerca di ispirazione per il nome del nuovo vino che prima o poi arriverà.
Per non dimenticare da cosa e come nasce il vino, il suo contesto naturale e la gioiosa esaltazione che lo contraddistingue.
“Dioniso è, per la sua essenza primordiale, gioiosa e naturale, spontanea e priva di misura e di logica, il nemico dell’uomo che ha dimenticato le leggi della natura e del cosmo, dell’uomo tronfio dei suoi saperi e sicuro di sé…”
Si narra che Eone domandò a Zeus un dono per alleviare le fatiche e le sofferenze della vita dei mortali e Zeus rispose che avrebbe generato loro un figlio che avrebbe creato per i mortali un mezzo per diffondere gioia e lenire il dolore: la vite.
Inizialmente fu un dio arcaico della vegetazione, in particolare legato alla linfa vitale che scorre nei vegetali, la linfa che si ritrae nel mondo durante i mesi invernali e che poi torna a scorrere vivida in quelli estivi, ed infatti gli erano cari tutti quei frutti ricchi di succo dolce, come l’uva, il melograno o il fico. Successivamente venne identificato in special modo come Dio del vino, dell’estasi e della liberazione dei sensi, quindi venne a rappresentare l’essenza del creato nel suo perenne e selvaggio fluire, lo spirito divino di una realtà smisurata, l’elemento primigenio del cosmo, l’irruzione spirituale della zoé greca, ossia l’esistenza intesa in senso assoluto, il frenetico flusso di vita che tutto pervade.
In particolare Dioniso era legato soprattutto alla pianta della vite (quindi alla vendemmia e al vino) e all’edera (in particolare alcune specie di edera, contenenti sostanze psicotrope e che venivano lasciate macerare nel vino).
Quale divinità della forza vitale, dell’impulso, dell’ebbrezza e dell’estasi divenne oggetto dell’analisi del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche che contrappose lo Spirito dionisiaco allo Spirito apollineo che indica la “ratio” umana che porta equilibrio nell’uomo, che è capace di concepire l’essenza del mondo come ordine e che lo spinge a produrre forme armoniose rassicuranti e razionali. Senza di esso, nell’uomo ci sarebbe un’esplosione di emozioni incontrollate che hanno bisogno di essere controllate. Lo spirito dionisiaco rappresenta il suo contrario.
Nietzsche, ne “La nascita della tragedia” affermò che la potenza dionisiaca induceva in uno stato di estasi ed ebbrezza infrangendo il cosiddetto “principio di individuazione”, ossia il rivestimento soggettivo di ciascun individuo, e riconciliava l’essere umano con la natura in uno stato superiore di armonia universale che abbatteva convenzioni e divisioni sociali stabilite arbitrariamente dall’uomo.
Nelle feste dell’antica Grecia, Dioniso era semplicemente rievocato con un clima di allegra festa e con atti che miravano a rimembrare, senza tuttavia poter realmente ricreare. In questa stessa chiave, Dioniso è il Dio del vino. Ciò che meglio caratterizza le bevande alcoliche è proprio la capacità di far perdere il controllo della cosiddetta parte benpensante, di ubriacare, esaltare, far dimenticare le preoccupazioni quotidiane, condurre fuori dalla normalità, dalla serietà, dal predominio del ragionamento. Come Dio del vino, Dioniso è detto “delizia dei mortali”, o “colui che scioglie le pene”, di nuovo colui che libera dalle catene e dalle consuetudini, dalla normalità e soprattutto dalle sofferenze. Ne viene sottolineato un carattere di spensieratezza e di allegria e, ancor di più, di gioiosa follia.
In tutte le feste della vendemmia dedicate a Dioniso si cercava di ricreare quella stessa atmosfera di licenziosa ed estremamente allegra festa, in cui la realtà del dovere, della fatica e della sofferenza della vita quotidiana veniva temporaneamente sospesa. Egli veniva invocato in queste occasioni talvolta come l’energia lussureggiante dell’inizio della primavera. Il vino era probabilmente utilizzato come uno dei mezzi per ottenere lo stato di ebbrezza atto a facilitare esperienze tese al raggiungimento di una conoscenza di gioia estatica.
Penso che ogni tanto, passeggiando per la vigna o anche durante la vendemmia o l’imbottigliamento, dovremmo cercare di non perdere di vista questo aspetto primordiale e gioioso che ruota intorno al mondo del vino e alla vita in generale.

Cantine Lupo e Bancovino a “This is Food”

In Blog, Degustazioni, Enogastronomia, Eventi, Sponsorizzazioni, Vini on 9 ottobre 2013 at 1:42 pm

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Cantine Lupo e Bancovino saranno presenti a “This is Food”! L’evento che concentra i più interessanti protagonisti del panorama gastronomico di Roma. This is Food racconta le sempre più numerose realtà che non si limitano a vendere cibo, ma costruiscono progetti composti anche di idee.

Vi aspettiamo domenica 13 ottobre, dalle 11.00 alle 24.00, presso Officine Farneto, Via Monti della Farnesina 77.

Potrete degustare i nostri vini Primolupo, Terra Marique e Rosa Merlot e saremo lì per farvi conoscere la filosofia e i prodotti di Bancovino, la casa romana di Cantine Lupo!

Francesca Romana Castellani Lupo
 

Serata degustazione ONAV – Roma 3 ottobre 2013

In Blog, Degustazioni, Eventi on 30 settembre 2013 at 11:12 am

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Riportiamo l’invito da parte della delegazione romana dell’ONAV.
* * *
TERRITORIO E CARATTERE: L’AZIENDA CANTINE LUPO DI CAMPOVERDE (APRILIA)

Giovedì 3 ottobre 2013 ore 19,00

Ristorante Terrazza Barberini ‐Via Barberini n. 16 2

L’azienda Cantine Lupo nasce a metà degli anni novanta come progetto di riconversione e valorizzazione di una preesistente azienda agricola, situata fra le pendici dei Colli Albani e la costa tirrenica. Dispone di 26 ettari, di cui 18 vitati, comprendendo, oltre alla cantina, anche alberi da frutto ed ulivi.

Con la sua attività intende contribuire allo sviluppo di un territorio che, recentemente, si sta rivelando in grado di esprimere prodotti di alto livello qualitativo. Ciò ha comportato un lungo percorso di sperimentazione con reimpianto di vitigni selezionati e adozione di nuove tecniche di allevamento (cordone speronato e Guyot).

I vitigni impiantati sono: Vermentino, Merlot, Syrah e più recentemente Tannat e Petit Verdot.
La vendemmia viene effettuata manualmente, con tavolo di selezione delle uve.
Tale opera ha già prodotto significativi risultati, opportunamente segnalati da importanti pubblicazioni di settore con lusinghiere valutazioni delle diverse etichette. Solo ad esempio, per Primolupo, vino di punta della produzione che aveva già ottenuto una Gran Menzione al Vinitaly 2010, ricordiamo per il 2013 gli 88/100 dell’Annuario di Luca Maroni e gli 87/100 della Guida Oro Veronelli.

Nel corso della serata, della quale saranno graditissimi ospiti l’Avv. Antonello Lupo, l’enologo Dr. Claudio Gori e l’agronomo Dr. Daniele Vittorilli, degusteremo i seguenti sei vini, fra i quali ben tre novità:

  • Terra Marique Lazio Vermentino IGT 2010
  • Rosa Merlot Lazio Rosato IGT 2012
  • Perseide Lazio Rosso IGT 2010 (da uve Tannat e Petit Verdot)
  • Primolupo Lazio Merlot IGT 2011
  • Terra Marique Aurum Lazio Vementino Vendemmia Tardiva 2011
  • Kefi IGT Lazio Passito 2011

Quota unica di partecipazione: € 10
Prenotazioni ai numeri: 338‐1967620; 392‐8768576; 335‐8303295, con conferma entro il 30 settembre tramite la mail del.onavroma@libero.it oppure ai telefoni sopraindicati
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I prossimi eventi in cui sarà presente Cantine Lupo

In Nessuna on 12 settembre 2013 at 2:44 pm

bicchiere vinoTra settembre e ottobre noi di Cantine Lupo saremo impegnati in una serie di eventi, di beneficienza e non, che ci fa piacere condividere con i nostri amici e degustatori.

Domenica 15 settembre, abbiamo donato il nostro Terra Marique e Rosa Merlot per la serata di beneficienza “In Apnea” che si svolgerà all’Aquaniene. Ringraziamo per questa possibilità, l’amica e collega foodblogger Daniela Delogu, che rende omaggio ai nostri vini e a Bancovino, in questo articolo postato sul suo blog. L’evento si svolgerà presso il circolo Aquaniene, alle 18.30, in Viale della Moschea 130, a Roma.

Dal 14 al 16 settembre, io personalmente sarò ad Amsterdam per una serie di degustazioni organizzate dai nostri importatori olandesi, l’annuale “September Wine Tasting 2013” durante la quale, ogni anno, ci offrono la possibilità di far degustare i nostri vini a proprietari di enoteche, ristoratori, degustatori e appassionati. Un’esperienza sempre entusiasmante e divertente, a contatto con altri produttori internazionali e un pubblico diverso da quello italiano. Una realtà, quella olandese, che vale la pena conoscere a fondo. Quest’anno sarò accompagnata da una sorella Castellani, già entusiasta e con le valigie in mano, con la quale le degustazioni saranno sicuramente frizzanti e produttive!

Il 3 ottobre invece saremo presenti ad un una degustazione in occasione dell’inaugurazione delle attività della Delegazione ONAV, ospitata presso il Ristorante Terrazza Barberini di Roma con inizio alle ore 19:00. Saremo lì ad illustrare i nostri prodotti, insieme al nostro enologo Claudio Gori. Un’altra occasione interessante per conoscere meglio i vini di Cantine Lupo.

L’ultimo in programma è per il 13 ottobre con la delegazione AIS di Latina, della quale vi darò i dettagli tra qualche giorno, al mio rientro da Amsterdam, impegnatissimi tra imbottigliamento e vendemmia, di cui non vedo l’ora di condividere con voi un reportage fotografico!

Francesca Romana Castellani Lupo  

 

Un’ottima annata… e un po’ di divertenti luoghi comuni sul vino

In Blog, Film, vendemmia, Vini, Vite on 24 agosto 2013 at 8:19 pm

un'ottima annataNei pigri giorni di agosto anche un po’ di film “leggeri e scontati” ci vogliono. Ieri mi sono imbattuta in “un’ottima annata”, commedia romantica e prevedibilissima sul mondo del vino.

Era tanto che volevo mettere nero su bianco le mie riflessioni su un paio di film dedicati al  vino, quasi sempre romantici e melodrammatici con “Il profumo del mosto selvatico” che la fa da padrone.

Ieri mi sono divertita molto a cogliere gli aspetti buffi e spesso poco realistici della vita in vigna.

Dalle romantiche passeggiate del protagonista tra i filari, dove, ormai adulto, sente e rivede l’anima del defunto zio “vigneron” che gli ricorda i piaceri della vita, al suo inchinarsi, raccogliere un pugno di terra e strofinarsela tra le mani, ricordando un po’ Rossella O’Hara e il suo “non avrai che questo di Tara….”, al contadino che si occupa dei filari di vite, cantando loro dei motivetti perché  convinto che lo ascoltino e crescano meglio….  pensate se l’uomo che sussurra ai cavalli e quello che sussurra alle piante di vite vivessero nello stesso “Château”…

Una pratica che comunque potrei suggerire a Ivano il nostro Chef de Cave. Chissà come la prenderebbe!

Gli scenari sono spesso surreali, come la scena delle ali ne “Il profumo del mosto selvatico” in cui una notte, per combattere la gelata, proprietari e contadini si precipitano ad accendere delle stufe/funghi piantanti in mezzo alla vigna e si infilano sulle spalle delle ali bianche tentando di “far volare” il calore sui grappoli e combattere il gelo evitando che aggredisca gli acini. La scena è romanticissima e bellissima ma decisamente poco attuabile e poco reale.

Il mondo del vino e della vigna ispira sempre una grande poesia. È spesso sinonimo di una vita sana, bucolica, a stretto contatto con la natura e con il volere divino, ma la realtà è ben diversa, ve lo diciamo noi, “vignerons” autentici.

Se da un lato posso confermare la soddisfazione e l’incanto della vendemmia e della festa ad essa collegata, dall’altro esistono anche le incognite della natura, gli imprevisti durante l’imbottigliamento e l’etichettatura, la burocrazia per la vendita e l’export… insomma il mondo del vino è un mondo immenso e complesso e nei film viene spesso descritto solo un aspetto, il più romantico e il meno reale.

Forse la cosa più vera che mi è rimasta impressa di questi film è l’esistenza della “cave”, la collezione privata di vini rari e annate preziose. Una pratica da noi ancora poco radicata, se non in alcune zone d’Italia e che a me personalmente dispiace non avere come cultura.

La “cave” è un bene prezioso da lasciare in eredità, una storia da raccontare e di cui godere nel corso degli anni.

Magari noi di Cantine Lupo potremmo iniziare a creare la nostra preziosa “cave”… ma senza sussurrarlo agli acini…

Francesca Romana Castellani Lupo

Arrosto di maiale al Primolupo e mirtilli

In Blog, Enogastronomia on 20 agosto 2013 at 2:14 pm

Giorni fa vi ho parlato di alcuni dei nostri vitigni, iniziando dal Merlot e dal Primolupo, il nostro primo vino al quale sono affezionatissima e che bevo sempre con gran piacere.

arrosto maialeAgosto non è esattamente tempo di vino rosso, ma oggi, sfogliando il nuovo numero di “Sale e Pepe”, dove si parla già di ricette settembrine e autunnali, ho letto questa interessante ricetta di arrosto di maiale al vino rosso e vorrei riproporvela utilizzando il Primolupo.

Ingredienti (per 4/6 persone):

800 gr di lonza di maiale, 1 cipolla, 1 mazzetto di timo, salvia e alloro, 2 bicchieri di Primolupo, 2 cestini di mirtilli, 1 cucchiaino di bacche di ginepro, olio evo, sale e pepe.

Procedimento: massaggiate la lonza con un trito di salvia, timo e alloro, pepatela, avvolgetela in un foglio di carta da forno e lasciatela riposare in frigorifero per almeno 2 ore (meglio tutta la notte). Rosolatela in una casseruola con 3 cucchiai di olio, unite la cipolla tritata e le bacche di ginepro; salate e cuocete per 10 minuti finché la cipolla diventa trasparente.

Bagnate la carne con il Primolupo, fate sfumare e cuocete altri 10 minuti a fuoco medio, girando ogni tanto la carne nel fondo di cottura. Trasferitela nel forno caldo a 160°, cuocete per 30 minuti, poi unite  un cestino di mirtilli e proseguite la cottura per altri 40 minuti circa.

Trasferite la carne sopra un piatto di portata, copritela con un foglio di alluminio e tenetela in caldo. Passate al setaccio il fondo di cottura, rimettetelo sul fuoco, regolate di sale, aggiungete i mirtilli rimasti e spegnete dopo 2 minuti.

Affettate la carne, irroratela con la salsa alla frutta e servite!

Francesca Romana Castellani Lupo

I nostri vitigni, parte seconda: il Vermentino

In Blog, Vini, Vite on 13 agosto 2013 at 8:02 pm

vermentino2

Eccoci con la seconda puntata della storia dei nostri vitigni. Oggi parliamo del Vermentino (personalmente il  mio preferito!). Il vermentino è un vitigno aromatico, le cui origini sono un po’ discordanti… Per alcuni è originario della Spagna, per altri sarebbe nativo del Portogallo o dell’isola di Madera, considerando le molte affinità con la malvasia locale. Dalla Spagna si sarebbe diffuso in Francia, nel Languedoc Roussillon dove è noto come Malvoisie Précoce d’Espagne o Malvoisie a gros grains, e successivamente in Corsica dove l’uva bianca è più coltivata. Dalla Francia lo troviamo poi in Liguria, dove ha preso il nome di Malvasia Grossa. Nella seconda metà dell’800, invece, dalla Corsica arriva in Sardegna, in Gallura precisamente, dove acquisisce la denominazione Vermentino e in misura minore, anche in alcune zone della Toscana.

Il vitigno viene utilizzato per la produzione di numerosi vini.

In Sardegna uno tra i più conosciuti ed apprezzati vini a base di vermentino è il Vermentino di Gallura, vino DOCG, caratterizzato da una notevole struttura e alcolicità.

Meno strutturati ma dotati di maggiore eleganza sono i vini a Denominazione di Origine Controllata liguri a base di Vermentino, quali il Riviera Ligure di Ponente e il Golfo del Tigullio.Negli ultimi anni gli enologi hanno lavorato per creare tipologie di Vermentino vinificato in purezza, per farlo risultare più fruttato e gradevole. Un espediente per accentuare queste caratteristiche è anticiparne la vendemmia, in modo che il mosto abbia maggior ricchezza di acidità.

I vini a base di Vermentino sono generalmente dei bianchi secchi ma delicatamente morbidi, di colore giallo paglierino, con profumi intensi di fiori di campo ed erbacei e una nota di albicocca e pesca gialla.
Possono essere abbinati con antipasti di mare, piatti di pesce (come il classico abbinamento tra aragosta e vermentino sardo) e polpo.

Per noi di Cantine Lupo, la produzione di vermentino è nata come un esperimento, date le condizioni climatiche favorevoli e l’ottima posizione tra terra e mare (da cui “Terra Marique”). Un esperimento che si è rivelato un notevole successo che ci ha portati ad “osare” con altre varianti, il Terra Marique Aurum (che fa un leggero passaggio in botte, quindi più strutturato) e Kefi, il nostro passito da uve vermentino appunto, che speriamo presto di farvi degustare.

Francesca Romana Castellani Lupo

Un po’ di storia dei nostri vitigni

In Blog, Enogastronomia on 7 agosto 2013 at 5:22 pm

merlot3In questi giorni vacanzieri e di rallentamento del lavoro, ma non in vigna, in cui si interviene costantemente, ci dedichiamo un po’ alle attività vitivinicole “intellettuali”.

Riporterò in questo blog un po’ di cenni storici e di curiosità sui nostri principali vitigni.

Oggi parliamo del Merlot, il primo vitigno al quale ci siamo dedicati, il nostro primo vino prodotto “Primolupo” che, lo ricordo sempre con orgoglio, si è classificato terzo alla tredicesima edizione del concorso “MondoMerlot” che si tiene ogni anno ad Aldeno, la  più importante e prestigiosa rassegna dedicata a questo vino.

Il Merlot è un vitigno a bacca nera, il cui nome deriva dalla particolare predilezione che ha il merlo per le sue bacche. E’ originario della Gironda, regione del Sud-Ovest della Francia, e in particolare della zona di Bordeaux da cui nascono (in uvaggio con il Cabernet) alcuni dei più prestigiosi vini al mondo. Già nel 1700 si trovano riferimenti al Merlot, ma la prima descrizione dettagliata la ritroviamo nel 1854. Nella maggior parte delle zone vitivinicole del mondo, il Merlot è compagno inseparabile del Cabernet Sauvignon, due vitigni che quindi si integrano perfettamente perché il primo dona al vino il suo frutto pieno e precoce, il secondo una maggiore eleganza e longevità.

In Italia il merlot ha trovato condizioni ambientali ideali in Friuli, Trentino, Veneto ed Emilia Romagna sin dalla fine dell’Ottocento, ma è ormai diffuso in molte altre regioni, con risultati a volte sorprendenti, anche senza l’apporto di altre uve, come per esempio in Sicilia dove si trovano interpretazioni di Merlot in purezza di grande interesse enologico e nel Lazio (eccoci!!) proprio  perché il Merlot, nell’adattarsi al nostro clima mostra un altro aspetto della sua versatile personalità, con sapori più caldi e speziati. Il Merlot di Aprilia è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Latina e Roma. Queste le sue caratteristiche organolettiche:

-          colore: rosso granato tendente talvolta al rosso mattone con l’invecchiamento.

-          odore: vinoso, gradevole.

-          sapore: pieno, morbido, armonico di giusto corpo.

La zona di produzione di questo vino si trova a nord della provincia di Latina, al confine con quella di Roma, non molto distante dal mare. Il Merlot Aprilia Doc deve essere ottenuto da uve dell’omonimo vitigno impiegate per un minimo del 95%, eventualmente completato da uve di altri vitigni a bacca nera coltivate in zona. Se ne ottiene un Merlot di buona corposità e dal piacevole profumo, talvolta caratterizzato da una spiccata nota erbacea, propria del vitigno da cui proviene, talvolta con aroma intensamente fruttato. Questi gli abbinamenti con i piatti della cucina romana e del Lazio: primi piatti sapidi, carni bianche, Pecorino Romano, salsiccia di Monte San Biagio, spaghetti alla carbonara, coda alla vaccinara, saltimbocca, abbacchio arrosto.

Francesca Romana Castellani Lupo

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