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Russia

In Enogastronomia, Viaggi on 15 luglio 2012 at 4:52 pm




Sulla Russia (i russi) ed il vino si dicono moltissime cose.

La caduta del muro e la nascita di una classe sociale nuova nel paese (Oligarchi & Co.) hanno determinato mutamenti profondissimi e radicali.

Chi ha frequentato la Russia nei primi anni novanta ricorda quanto diverso fosse il paese rispetto a quello attuale. Ad esempio, qualche giorno fa ho avuto modo di parlare con una italiana che vive a Mosca da circa venti anni e che ha vissuto direttamente tutti i cambiamenti recenti del paese (la caduta dell’URSS, la crisi finanziaria di fine anni ’90, ecc.). E’ una dirigente di una multinazionale ed ha ormai scelto di vivere in Russia.

Dal suo racconto non si capisce bene se abbia più nostalgia o sollievo nel constatare cosa sia diventata la Russia oggi. Subito dopo la caduta del muro, Mosca era ancora una città povera dove le necessità primarie si soddisfacevano con difficoltà (specie se queste necessità erano misurate con il metro di noi occidentali). Le enormi strade cittadine sembravano una sorta di dono verso qualcuno che non avrebbe mai saputo cosa farsene (erano pochissime le auto in circolazione).

Enogastronomia e ristorazione erano concetti marziani: il cibo significava ancora sussistenza.

Venendo ad oggi, i russi (specialmente alcuni di loro) ed il vino sono tutta un’altra cosa. La nuova classe dirigente del paese consuma vino e lo consuma a prezzi a volte esorbitanti (complici i dazi, i ricarichi, e spesso … la voglia di apparire).

E’ per questo che può capitare di andare a cena e pagare un conto in cui l’ottanta per cento è rappresentato dal vino (pur senza aver bevuto vini stellari). Allo stesso modo, può capitare di ordinare (incautamente) un paio di calici di champagne e ritrovarsi a pagare un centinaio di euro in più sul conto.

In questo contesto in cui il vino è così fortemente uno status symbol, si pone il rapporto dei russi con l’Italia (o forse, meglio, l’idea dei russi dell’Italia).

I russi amano il nostro paese. Si spiega quindi facilmente il fatto che sulla Piazza Rossa (forse il luogo maggiormente simbolico di tutta la Russia) l’unico ristorante che si affaccia direttamente sulla piazza sia italiano (anche la gigantografia del Golfo di Napoli che campeggiava nel ristorante del mio albergo era molto indicativa!). E solo in ragione di questo amore smisurato dei russi per l’Italia ho capito perché un tassista mi abbia anestetizzato con Cutugno e Celentano non appena ha scoperto che ero italiano (avrei fatto meglio a parlare solo in inglese senza lasciarmi sfuggire espressioni in italiano … ma forse lo avrebbe capito ugualmente).

Tutto ciò che viene dall’Italia è apprezzato dai russi e camminando per Mosca vi sono continui riferimenti al nostro paese (negozi, ristoranti, edifici); questa sensazione aumenta ulteriormente a San Pietroburgo dove l’intero centro storico rappresenta una sorta di esperimento architettonico italiano.

Il vino italiano è diffusissimo in Russia e la cucina italiana è presente nei migliori ristoranti del paese. Ad esempio, se ordinate uno sparkling wine con tutta probabilità vi arriverà un prosecco (in versione rosso, potrebbe trattarsi di un lambrusco).

Con queste premesse la Russia sembrerebbe essere il paradiso del produttore di vini italiano. Ma forse non è così: la Russia rimane un paese molto difficile, dove la burocrazia pesa molto e dove fare affari può rispondere a logiche poco comprensibili ad uno straniero.

E comunque nonostante ciò, anche in Russia capiamo quanto potrebbero essere importanti le prospettive commerciali del nostro paese se solo sapessimo fare davvero leva sul fascino che l’Italia continua ad esercitare all’estero. Ma forse il discorso sarebbe troppo lungo …

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